silenzio

nessuno può permettersi di paragonare il proprio dolore a quello di un altro… nessuno può pensare che il male che sente sia più forte di quello che avverte un’altra persona.

nessuno di noi può essere convinto di fare più fatica di qualcuno, che svolge un’altra attività.

tutti noi abbiamo i nostri pesi, le nostre fatiche, i nostri dolori. ciò non ci deve permettere di sentirci in diritto di trattare gli altri male, o in maniera scorretta.

nessuno deve sentirsi superiore, ma deve armarsi di pazienza e condividere il proprio sapere con chi non sa.

questo è essere un essere umano con coscienza.

che il mondo taccia di fronte ad ogni nostro dolore.

sacrifici.

credo che se uno vuole arrivare ad un obiettivo, debba metterci impegno, e tanta costanza.

trovo duro a volte il percorso intrapreso.

mi butto giù, e ci sono momenti, che proprio non ci riesco.

è come se la mia testa fosse piena di altro, tutto tranne che di ciò che deve restarci.

mi devo sacrificare un pò…

l’obiettivo c’è .

io devo applicarmi.

attacco di panico o di ansia…

descrivere nel momento in cui arriva al culmine…descrivere quel momento…

quando ti senti male, male da impazzire, male da morire…

e ogni minimo dolore, ogni minimo messaggio che il tuo corpo manda, tu lo interpreti come qualcosa di brutto.

inizi a respirare, ma non è una respirazione naturale, te ne rendi conto, è superficiale…

senti un formicolio…che invade tutto il tuo corpo. Avverti dolori che forse neppure esistono, o forse sono dolori che una persona “normale” neppure interpreterebbe come dolori.

nella tua testa speri, speri che questa non sia la volta in cui morirai, nella tua testa iniziano un vortice di pensieri, il tuo pensiero fisso è, questa volta magari è la volta in cui capita qualcosa e sei convinta di poterla controllare…

addirittura senti dolori al braccio sinistro (un possibile infarto), senti le tue mani ghiacciate, le tue mani che tremano…

la tua testa che salta da un pensiero all’altro e non riesci a controllarla.

è la prima volta che scrivo durante un attacco di panico, o di ansia

ho già preso i parametri non so quante volte… perchè se devo morire lo devo sapere, se stessi per morire forse non sarei neppure qui a scrivere.

poi ad un certo punto, credo di comprendere, e devo smettere di bere caffè, il mio corpo forse non li tollera più tutti quei caffè…

mi sono messa in sottofondo, una melodia che mi aiuta a rilassarmi.

le mie mani ancora tremano…i miei pensieri sono ancora leggermente confusi…

una volta ricordo che piangevo, adesso cerco di limitarmi a pensare che devo controllarmi, e calmarmi.

brividi di freddo…

lo stomaco che si chiude all’improvviso… vorrei qualcuno che mi dicesse che non ho nulla, che mi rassicurasse dicendomi che sono sana, che non ho malattie.

e come se avessi un nodo in gola…la paura fa questo? l’ansia fa questo?

deglutisco e respiro bene, anche se come già detto il respiro e superficiale e veloce.

ho da affrontare degli esami , all’università…mi sono iscritta e forse non avrei dovuto… forse devo accettare di non farcela, e forse avrei dovuto riflettere, non era il caso.

mi sono svegliata presto appunto per studiare, e poi questa sensazione di confusione, questa paura mi ha avvolta, mi ha coinvolta e tolto dal pensiero dello studio, per farmi concentrare sull’idea di avere qualcosa di brutto.

sono anni che ci convivo, ma ogni volta che arriva penso: ” non è niente, ma forse questa è la volta “buona” in cui non faccio attenzione ad un messaggio del mio corpo che è serio…che mi vuole avvisare e io sotto valuto…” questo è il pensiero costante, ” forse questa volta c’è qualcosa di serio, e io come faccio ad accorgermene?…e a quel punto, che davvero ascolto il mio corpo, che inizio a respirare a pieni polmoni, perche sono in questo modo riesco a calmarmi…e poi rifletto, se questa è la volta in cui deve succedere, se penso o no, succederà lo stesso. ( i pensieri confusi…che se ci passi secondo me riesci a capirli)

dico la verità, ho quasi paura di rileggere quello che ho scritto…e ho anche paura di condividerlo.

chissà se nel momento in cui sarò calma e tranquilla le mie parole, mi sembreranno connesse e sensate.

ora mi sembra di stare meglio, approfitto. per studiare, per concentrarmi.

per godermi la mia vita, e per sperare di non stare più così. tutte le volte spero finiscano sti attacchi, che non ricapitino che sia l’ultimo quello che è appena passato.

che sia l’ultima volta che ho una paura immotivata, che da dentro parte e che per mezz’ora o più o meno, mi distoglie dalla realtà, per portarmi in un vortice di pensieri maligni e negativi.

ma per quelli che soffrono di ansia non dico nulla di nuovo.

è una sensazione terribile. ingestibile. fa paura.

e a volte la paura è incontrollabile.

speriamo di stare meglio. speriamo non sia mai quella volta. o che “quella volta” , beh arrivi il più tardi possibile.

nel frattempo sospendo i caffè…

nel frattempo sorrido, e sto meglio.

Domenica prima di Natale.

Si sa, le feste ci destabilizzano.

Ovvio, non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti le stesse esperienze, e non tutti affrontiamo le feste nello stesso modo.

Ma comunque il Natale è una festa che ci coinvolge, in positivo e in negativo.

La cena o il pranzo da preparare, i regali da impacchettare.

Per poi trascorrere insieme quelle ore con le persone alle quali più teniamo.

Mi domando, però anche quanto siano veri e sinceri gli auguri che facciamo, e che riceviamo.

Possibile che a natale si diventi all’improvviso tutti più buoni, tutti più socievoli, e che la maggior parte delle persone abbia più voglia di sorridere e di condividere qualcosa ?

Io la trovo una gran cazzata. Quindi resto dell’idea che se non mi piaci per 364 giorni l’anno, il giorno di natale la mia opinione non cambia.

Pochi messaggi di finti auguri a persone che non sento mai, poche buone feste a persone con cui non ho nulla da condividere.

Resto nel mio piccolo mondo, fatto di vere persone, con le quali condividere qualcosa è bello tutti i giorni.

la condivisione è sempre non solo a natale, capodanno o pasqua.

questa si chiama falsità, e io non riesco ancora , a quasi 40 anni ad esserlo.

notizie che mi fanno riflettere.

ieri, mi sono messa sotto auto giudizio, perché a volte essere genitore è difficile, e io ad esempio, vivo di vecchi sensi di colpa. E a volte di nuovi…

ci sentiamo sempre sotto esame, i nostri figli sono piccoli giudici, ovviamente di parte, perchè hanno sempre e solo ragione loro… e a volte analizzando, hanno anche ragione, ma non sempre e quindi certi sensi di colpa non è proprio il caso di farseli.

dieci minuti fa apro una pagina, (la notizia è di febbraio) e tutti i miei sensi di colpa svaniscono, nel momento in cui leggo di una mamma che lascia in agonia, fino alla morte sua figlia, dopo che aveva ingoiato metanfetamine, che erano all’interno di una bottiglia d’acqua, e che sotto consiglio delle persone che erano con lei a produrre la droga, ha deciso di non chiamare immediatamente i soccorsi, perché altri bambini avevano vissuto la stessa esperienza, e che successivamente stavano bene.

adesso questa mamma dichiara che è pronta ad andare in un centro di riabilitazione per uscire dalla droga, “in memoria della figlia”, io direi che almeno 20 anni (dei 48 previsiti) di carcere te li fai tutti, poi vediamo se trovi un giudice disposto a farti uscire.

abbiamo servizi sociali, che possono evitare situazioni del genere.

non siamo tutti predisposti a fare i genitori, ma ci sono cose che davvero sono intollerabili.

quando diventi mamma, puoi a volte dire o fare cose sbagliate.

ma ci sono atteggiamenti o situazioni che non sono davvero giustificabili. Che sono condannabili. E questa condanna va applicata al 100 x cento, senza riduzioni di nessun tipo.

ecco che le mie colpe si riducono. Ecco che ora posso dire che anche se ho sbagliato, negli ultimi anni ho davvero recuperato.

faccio pace con il passato. Vivo il presente. E cerco di dare loro un futuro, che sarà solo la base per il loro prossimo presente.